La scorsa volta abbiamo illustrato i processi che caratterizzano il metodo classico, oggi faremo lo stesso con il metodo Martinotti.
Altrimenti detto metodo Charmat Corto, è una tecnica di spumantizzazione più breve e meno costosa, nata intorno la fine del 1800 (vedi Federico Martinotti e Eugéne Charmat).
Questo metodo implica la fermentazione in massa del vino base in contenitori in acciaio inox sotto pressione (autoclavi) a temperatura controllata.
Infatti, il vino base viene chiuso ermeticamente in autoclavi con l’ aggiunta di zuccheri e lieviti selezionati, in modo da favorire la rifermentazione.
La rifermentazione deve essere termocontrollata ad una temperatura che va dai 14 ai 18°C per permettere un graduale assorbimento dell’anidride carbonica.
Quando la presa di spuma si esaurisce si passa alla refrigerazione: si raffredda il vino per favorire la precipitazione dei sedimenti.
Poi si procede con il travaso e la filtrazione del vino.
Infine si effettua l’imbottigliamento, tappatura, etichettatura.
N.B La maggior parte delle fasi della spumantizzazione con il metodo Martinotti avvengono in condizioni isobariche (sotto pressione) per non disperdere l’anidride carbonica sviluppatasi durante i processi di fermentazione.
Al contrario, il metodo Charmat lungo è una via di mezzo tra il metodo classico e il metodo Charmat corto, la durata della permanenza del vino con i lieviti è di 9-15 mesi, cosa che permette di ottenere un prodotto caratterizzato da un aroma di lieviti più accentuato e dal perlage più fine.
Il metodo Charmat lungo può comportare anche l’aggiunta del liqueur d’expédition dopo la rifermentazione.
